Come iniziare con una casa smart senza buttare soldi (100€, 500€, 1000€+)

La domanda che mi viene fatta più spesso quando si parla di domotica è sempre la stessa:

“Da dove comincio?”

Alexa? Lampadine smart? Termostato? Home Assistant? Robot aspirapolvere?

È una domanda comprensibile, ma secondo me parte dal presupposto sbagliato.

Dopo diversi anni passati a progettare, installare e usare sistemi di domotica in casa mia, sono arrivato ad una conclusione molto semplice: non bisogna partire dai prodotti. Bisogna partire dai problemi.

È il motivo per cui esistono persone entusiaste della propria casa smart e persone che, dopo aver speso centinaia di euro, si ritrovano con quattro app installate sul telefono e due lampadine che cambiano colore a Natale.

La tecnologia, da sola, non migliora la casa.

La migliora soltanto quando elimina un problema reale.


Il più grande errore quando si inizia

Molti iniziano così: vedono un video su YouTube -> Comprano un Echo -> Poi qualche lampadina -> Poi una presa smart -> Poi un termostato -> Poi magari un robot aspirapolvere.

Dopo qualche mese si ritrovano con dispositivi di marche diverse, applicazioni diverse e poche automazioni realmente utili.

Non perché abbiano comprato prodotti sbagliati.

Semplicemente perché non si sono mai fermati a chiedersi:

Quale problema sto cercando di risolvere?

È una differenza sottile, ma cambia completamente il modo di progettare una casa smart.


Prima scegli il problema, poi il dispositivo

Se il tuo problema è dimenticare sempre le luci accese, probabilmente la soluzione non è comprare una serratura smart.

Se vuoi ridurre i consumi del riscaldamento, non ti serve iniziare da Alexa.

Se il tuo obiettivo è avere tutto sotto controllo quando sei fuori casa, una lampadina RGB non cambierà la tua vita.

La domanda giusta è questa:

Quale problema voglio smettere di avere?

Personalmente li dividerei in quattro categorie.

  • Comfort
  • Risparmio energetico
  • Sicurezza
  • Controllo

A seconda del budget, potrai risolverne uno, due oppure tutti.

Ed è proprio da qui che partirei se oggi dovessi ricominciare completamente da zero.


Budget 100€: comprare comodità

Con circa 100 euro non costruisci una casa smart.

Ma puoi renderla molto meno stupida.

Ed è molto diverso.

Il consiglio che do quasi sempre è iniziare dalle luci.

Non perché siano il dispositivo più tecnologico, ma perché sono quello che utilizzerai ogni singolo giorno.

Accendere e spegnere una luce sembra banale, finché non inizi a farlo automaticamente.

Immagina alcune situazioni molto comuni.

  • Esci di casa e ti accorgi di aver lasciato accesa la luce del corridoio.
  • Sei già sotto le coperte e devi rialzarti.
  • Ti siedi sul divano con il film appena iniziato e ti accorgi che la cucina è illuminata a giorno.

Sono piccoli fastidi.

Ed è proprio questo il bello della domotica.

Non cambia la tua vita con un singolo gesto.

La migliora eliminando decine di piccole seccature quotidiane.


Perché consiglio Philips Hue

Il primo sistema smart che ho acquistato è stato Philips Hue.

E, onestamente, lo ricomprerei ancora oggi.

Sì, costa più di molte alternative, ma negli anni mi ha dimostrato una cosa importante: la stabilità vale più del prezzo iniziale.

Le lampadine che ho installato oltre dieci anni fa funzionano ancora.

L’applicazione è affidabile.

L’ecosistema è maturo.

Le integrazioni con Apple Casa, Alexa, Google Home e Home Assistant sono praticamente immediate.

Inoltre, il bridge Hue utilizza Zigbee invece del Wi-Fi.

Questo significa meno dispositivi collegati direttamente al router e una rete generalmente più stabile quando il numero di accessori aumenta.


E se Hue costa troppo?

Non tutti hanno voglia di spendere quasi tutto il budget in un kit di lampadine.

Ed è una scelta perfettamente sensata.

Un’alternativa molto interessante è rappresentata dalle lampadine Tapo.

Costano sensibilmente meno, non richiedono un bridge dedicato e lasciano margine economico per acquistare anche un assistente vocale, come un Amazon Echo Dot.

In questo modo, pur rinunciando ad alcune funzioni avanzate dell’ecosistema Hue, puoi iniziare ad utilizzare comandi vocali, routine e automazioni di base con una spesa molto contenuta.

Per molti utenti è probabilmente il punto di ingresso migliore.


Lampadine o prese smart?

È una domanda che ricevo spesso.

Personalmente continuo a preferire le lampadine.

Il motivo è molto semplice.

Una presa smart è utile quando il dispositivo collegato rimane normalmente acceso e deve partire automaticamente quando arriva alimentazione.

Nella mia esperienza quotidiana succede molto raramente.

Le lampade, invece, vengono utilizzate continuamente.

Per questo motivo ritengo che offrano un beneficio immediato molto maggiore.

Naturalmente dipende dalle abitudini di ciascuno.

Se in casa avete dispositivi che lavorano bene con una presa intelligente, potrebbe essere la scelta migliore.

Ma per la maggior parte delle persone inizierei comunque dall’illuminazione.


Cosa ottieni davvero con 100€

Con questo budget non stai costruendo una casa intelligente.

Stai comprando comodità.

Ed è un obiettivo assolutamente legittimo.

Molti pensano che la domotica serva soltanto a creare effetti scenografici o automazioni complicatissime.

In realtà, una buona casa smart è quella che ti fa dimenticare che la tecnologia esiste.

Se dopo qualche settimana non ti accorgi più delle automazioni perché funzionano sempre, significa che hai fatto un buon lavoro.

Ed è proprio da qui che inizierei.

Budget 500€: quando la domotica inizia a ripagarsi

Arrivati intorno ai 500 euro cambia completamente il modo di pensare la casa smart.

Con 100 euro stavi acquistando comodità.

Con 500 euro inizi a comprare tempo, efficienza e, in alcuni casi, anche un risparmio economico nel lungo periodo.

La parola chiave diventa una: sprechi.

Sprechi di energia.

Sprechi di tempo.

Sprechi dovuti a piccoli gesti che ripetiamo ogni giorno senza rendercene conto.

È qui che la domotica smette di essere un gioco tecnologico e comincia ad avere un impatto concreto sulla gestione della casa.


Il primo investimento? Il riscaldamento

Se mi chiedessero quale sia il primo sistema da automatizzare con questo budget, probabilmente risponderei il riscaldamento.

In una casa italiana rappresenta spesso una delle voci di consumo più importanti.

Ed è anche uno degli impianti che utilizziamo per più mesi all’anno.

La possibilità di abbassare automaticamente la temperatura quando esci di casa, programmare fasce orarie intelligenti o regolare ogni stanza separatamente può fare una differenza concreta sia sul comfort che sui consumi.

Naturalmente il sistema ideale dipende dall’impianto presente nella tua abitazione.

Se hai una caldaia autonoma e un unico termostato, potrebbe bastare un buon termostato smart.

Se invece, come nel mio caso, vivi in un appartamento con riscaldamento centralizzato, diventano molto interessanti le valvole termostatiche intelligenti, che permettono di controllare ogni termosifone singolarmente.

Non esiste una soluzione universale.

Esiste quella più adatta al tuo impianto.


Tado o Netatmo?

Per anni avrei consigliato Tado senza pensarci due volte.

Continuo a considerarlo un ottimo prodotto.

Negli ultimi anni, però, alcune delle funzioni che ritenevo più interessanti sono state spostate all’interno di un abbonamento.

Tra queste, ad esempio, il rilevamento automatico delle finestre aperte e alcune automazioni basate sulla geolocalizzazione.

Non significa che Tado sia diventato un cattivo prodotto.

Semplicemente il rapporto tra costo iniziale e funzionalità disponibili è cambiato.

Per questo motivo oggi guardo con molto interesse anche Netatmo.

Le due piattaforme offrono filosofie molto simili e la scelta dipende spesso dalle proprie esigenze e dall’ecosistema che si desidera costruire.

Il mio consiglio è semplice: non fermarti al prezzo di acquisto.

Guarda anche quali funzioni utilizzerai davvero tra cinque anni.


Il tempo vale quanto il denaro

Quando si parla di efficienza, spesso si pensa soltanto alle bollette.

Secondo me è un errore.

Il tempo ha un valore enorme.

Ed è proprio qui che entrano in gioco dispositivi come le serrature smart o i robot aspirapolvere.

Non ridurranno necessariamente i consumi energetici.

Ma possono eliminare decine di piccole operazioni ripetitive durante la settimana.

È un tipo di efficienza diverso.

Meno misurabile.

Ma spesso molto più evidente nella vita quotidiana.


Perché consiglio una serratura smart

Tra tutti i dispositivi che utilizzo quotidianamente, la serratura smart è probabilmente uno di quelli che mi manca di più quando non c’è.

Aprire la porta senza cercare le chiavi.

Chiuderla automaticamente quando esci.

Controllare da remoto se è rimasta aperta.

Sono tutte azioni che dopo qualche settimana diventano completamente naturali.

Personalmente considero questo dispositivo una comodità.

Non un sistema di sicurezza.

La differenza è importante.

Una serratura smart non sostituisce un buon cilindro europeo né rende automaticamente la casa più sicura.

Semplicemente elimina una serie di operazioni ripetitive che facciamo ogni giorno.


Nuki o SwitchBot?

Anche qui non esiste un vincitore assoluto.

Nuki è probabilmente il nome più conosciuto nel settore.

I modelli più recenti sono molto compatti, silenziosi e ben integrati con gli ecosistemi principali.

SwitchBot, invece, propone spesso un rapporto qualità/prezzo molto interessante e può risultare particolarmente conveniente quando si vuole contenere il budget.

La scelta dipende anche dal tipo di serratura installata e dalle funzionalità che si desiderano utilizzare.

Prima dell’acquisto consiglio sempre di verificare la compatibilità direttamente sul sito del produttore.


Il robot aspirapolvere: lusso o investimento?

Dipende.

Se vivi da solo in un monolocale probabilmente non cambierà la tua vita.

Se invece hai una famiglia, animali domestici o semplicemente poco tempo, può diventare uno dei dispositivi più utilizzati dell’intera casa.

L’importante è non cadere nell’errore opposto.

Non serve spendere mille euro.

Oggi esistono modelli molto validi anche nella fascia intorno ai 150-250 euro.

Per iniziare sono più che sufficienti.


Cosa comprerei con circa 500 euro

Se oggi dovessi progettare un sistema partendo completamente da zero, probabilmente distribuirei il budget in questo modo:

  • un sistema intelligente per il controllo del riscaldamento;
  • una serratura smart;
  • un robot aspirapolvere.

Sono tre dispositivi molto diversi tra loro.

Ma hanno una caratteristica in comune.

Li utilizzerai praticamente ogni giorno.

Ed è questo che rende un acquisto davvero intelligente.


Budget 1000€+: il problema non sono più i dispositivi

Superata questa soglia cambia ancora una volta il modo di ragionare.

Non sei più limitato dal numero di dispositivi che puoi acquistare.

Puoi automatizzare praticamente qualsiasi cosa.

Illuminazione.

Riscaldamento.

Condizionamento.

Serrature.

Telecamere.

Sensori di movimento.

Sensori di temperatura.

Monitoraggio energetico.

Tende motorizzate.

Prese smart.

Irrigazione.

E molto altro.

Paradossalmente, però, proprio qui nasce il problema più grande.

Più dispositivi compri, più la casa rischia di diventare complicata

Ogni produttore ha la propria applicazione.

Il proprio account.

Le proprie automazioni.

Le proprie notifiche.

Dopo qualche mese potresti ritrovarti con dieci applicazioni diverse installate sul telefono.

Ed è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare una casa smart.

La tecnologia dovrebbe semplificare.

Non aumentare la complessità.

Per questo motivo arriva il momento di introdurre un concetto fondamentale:

l’orchestratore.

Non è una lampadina.

Non è Alexa.

Non è Siri.

È il sistema che mette d’accordo tutti gli altri.

Ed è proprio qui che entra in gioco Home Assistant.

Nella prossima parte vedremo perché considero Home Assistant il componente più importante della mia casa… e, allo stesso tempo, il primo che sconsiglio a chi sta iniziando.

Home Assistant: il cervello della casa (ma non il primo acquisto)

Se c’è un dispositivo che considero davvero indispensabile nella mia casa, probabilmente non è quello che ti aspetti.

Non è Alexa.

Non è la serratura smart.

Non sono le luci.

Non è il termostato.

È Home Assistant.

O, per essere più precisi, il computer sul quale Home Assistant gira.

Nel mio caso un NAS Synology.

Ed è qui che spesso nasce un equivoco.

Molti pensano che Home Assistant sia un sistema per comandare le luci.

In realtà fa qualcosa di molto più importante.

Fa parlare tra loro dispositivi che normalmente non si conoscerebbero nemmeno.


Cos’è davvero Home Assistant

Immagina di avere in casa:

  • luci Philips Hue;
  • una serratura Nuki;
  • un termostato Netatmo;
  • telecamere Tapo;
  • prese Shelly;
  • un robot aspirapolvere;
  • sensori Aqara.

Ognuno ha la propria applicazione.

Ognuno ha il proprio cloud.

Ognuno funziona bene… finché rimane nel suo ecosistema.

Home Assistant prende tutti questi dispositivi e li trasforma in un unico sistema.

Per questo lo definisco sempre il cervello della casa.

Non aggiunge funzioni ai singoli dispositivi.

Li coordina.


Perché non lo consiglio a chi inizia

Qui arriva il paradosso.

È probabilmente il componente più importante della mia casa.

Ed è anche quello che consiglio meno come primo acquisto.

Il motivo è semplice.

Home Assistant non è un prodotto.

È un progetto.

Bisogna installarlo.

Configurarlo.

Imparare come funziona.

Integrare i vari dispositivi.

Creare dashboard.

Costruire automazioni.

Ogni casa è diversa.

Ogni famiglia ha abitudini diverse.

Ogni impianto richiede scelte differenti.

Ed è proprio questo il suo punto di forza.

Ma richiede tempo.

Se stai iniziando oggi con la domotica, molto probabilmente non hai ancora abbastanza dispositivi per giustificarne la complessità.

Per questo preferisco far crescere il sistema un passo alla volta.

Prima risolvi un problema.

Poi un altro.

Solo quando inizi ad avere tanti dispositivi diversi diventa naturale introdurre Home Assistant.


Alexa, Siri e Google Home bastano?

Per moltissime persone sì.

Ed è importante dirlo.

Se il tuo obiettivo è:

  • accendere le luci;
  • comandare il riscaldamento;
  • creare qualche routine;
  • usare la voce;

gli assistenti vocali moderni fanno già un ottimo lavoro.

Home Assistant diventa interessante quando iniziano a comparire esigenze come:

  • automazioni con molte condizioni contemporanee;
  • integrazioni tra marchi differenti;
  • dashboard personalizzate;
  • notifiche avanzate;
  • controllo locale senza dipendere dal cloud;
  • monitoraggio energetico dettagliato.

In altre parole, quando la casa inizia davvero a diventare un sistema.


Dove installarlo?

Una delle domande che ricevo più spesso riguarda l’hardware.

La risposta è: dipende.

Home Assistant Green

È probabilmente il modo più semplice per iniziare.

Lo colleghi.

Segui la procedura guidata.

Ed è pronto.

Lo consiglio a chi vuole un dispositivo dedicato esclusivamente alla domotica.


Mini PC

Secondo me rappresenta il miglior compromesso.

Costa relativamente poco.

Consuma pochissima energia.

Ha molta più potenza di quella realmente necessaria.

Ed è facilmente espandibile.


Raspberry Pi

Per anni è stato il punto di ingresso più comune.

Oggi continuo a considerarlo una soluzione valida, anche se personalmente preferisco hardware leggermente più potente e affidabile per un sistema destinato a funzionare 24 ore su 24.


NAS

È la soluzione che utilizzo io.

Non perché sia indispensabile.

Ma perché avevo già un NAS acceso continuamente.

Oltre a Home Assistant ospita molti altri servizi:

  • backup automatici;
  • archivio fotografico;
  • videosorveglianza;
  • server multimediale;
  • self hosting;
  • macchine virtuali.

Se hai già un NAS, installare Home Assistant sopra può avere molto senso.

Se invece dovessi acquistare un NAS soltanto per la domotica, probabilmente inizierei da altro.


Gli errori che vedo fare più spesso

Negli anni ho visto tantissime case smart.

E gli errori si ripetono quasi sempre.

1. Comprare gadget senza un progetto

È l’errore più frequente.

Si acquista ciò che è in offerta.

Non ciò che serve davvero.


2. Cambiare ecosistema continuamente

Oggi Tapo.

Domani Tuya.

Poi Shelly.

Poi Zigbee.

Poi Wi-Fi.

Poi Matter.

Non è necessariamente sbagliato mischiare marchi.

È sbagliato farlo senza sapere perché.


3. Cercare l’automazione perfetta

Molti iniziano immaginando scenari complicatissimi.

Sensori.

Condizioni.

Timer.

Notifiche.

In realtà le automazioni migliori sono quasi sempre le più semplici.

Quelle che dopo un mese ti dimentichi perfino di avere.


4. Comprare tutto insieme

È l’errore che cerco di evitare con questo articolo.

Non acquistare venti dispositivi.

Acquistane uno.

Usalo.

Capisci se ti migliora davvero la vita.

Solo dopo passa al successivo.

La domotica è un progetto che cresce nel tempo.

Non un arredamento da completare in un weekend.


Se oggi dovessi ricominciare davvero

Se domani perdessi tutto il mio impianto e dovessi ripartire completamente da zero, rifarei esattamente lo stesso percorso.

Prima sceglierei il problema più fastidioso.

Poi il dispositivo migliore per eliminarlo.

Solo dopo penserei al problema successivo.

Non comprerei Home Assistant il primo giorno.

Non installerei decine di sensori.

Non cercherei l’automazione perfetta.

Costruirei la casa smart nello stesso modo in cui si costruisce una casa vera.

Una stanza alla volta.

Una funzione alla volta.

Un problema alla volta.

Ed è probabilmente il consiglio più importante che posso dare a chi sta iniziando.


Per concludere

Nel video abbiamo seguito tre versioni di Gianfranco.

Uno aveva 100 euro.

Uno ne aveva 500.

Uno aveva un budget praticamente illimitato.

La cosa interessante è che nessuno dei tre stava sbagliando.

Stavano semplicemente risolvendo problemi diversi.

È questo, secondo me, il vero significato della domotica.

Non riempire casa di tecnologia.

Ma eliminare piccoli attriti quotidiani.

Per qualcuno significa non alzarsi più dal divano per spegnere una luce.

Per altri significa abbassare automaticamente il riscaldamento quando escono.

Per altri ancora significa avere un sistema completamente integrato e sotto controllo.

Non esiste un budget giusto.

Esiste soltanto il problema che ti dà più fastidio.

Quando avrai risolto quello, saprai già qual è il passo successivo.


Domande frequenti

Serve internet per avere una casa smart?

Non sempre. Molti dispositivi possono funzionare anche in rete locale. Tuttavia alcune funzioni, soprattutto quelle cloud e il controllo remoto, richiedono una connessione Internet.

È meglio Alexa o Siri?

Dipende dai dispositivi che utilizzi già. Se vivi nell’ecosistema Apple, Siri e Apple Casa sono una scelta molto naturale. Se invece utilizzi Android o vuoi uno smart speaker economico, Alexa rimane estremamente valida.

Home Assistant è obbligatorio?

Assolutamente no. Per molte persone non servirà mai. Diventa interessante quando il numero di dispositivi aumenta e vuoi creare automazioni molto più avanzate.

Posso usare prodotti di marche diverse?

Sì. Anzi, è normale. L’importante è verificare la compatibilità con il sistema che utilizzerai per controllarli, soprattutto se in futuro prevedi di passare a Home Assistant.


Link e strumenti citati

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